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mercoledì 4 marzo 2009

seconda pagina del diario da las vegas

Questa mattina,

Mi sono svegliato riflettendo sul fatto che fino a poco tempo fa pensavo che la linea evolutiva fosse un cammino continuo dall’homo sapiens al superuomo.

Questo momento di cambiamento internazionale sembra quasi forzare un ritorno al passato. Perdere qualche anno... come se questa facilita’ virtuale di arricchirsi di allargarsi obbligasse il ritornare sui nostri passi... pensate che fico se lo potessimo fare sulla nostra pelle. Quando ci si stressa troppo di colpo la pelle ritorna come 5 anni prima.

Proprio per nono stressarmi ho cominciato la mattinata con un meraviglioso buffet e un riposino in piscina da me.

Poi all’una ho avuto la fortuna di fare un Mastermind con Dave liniger, eravamo 40 affiliati, tra consulenti, broker e regional directors, abbiamo affrontato i temi dello sviluppo, preso alcuni spunti da esperienze varie in giro per il mondo e abbiamo affrontato la questione della recessione.

Si e’ presentato in jeans e maglietta. Informale per una chiaccherata tra colleghi, ci ha raccontato alcune sue esperienze durante le precedenti recessioni.

“E’ la natura del business” ci ha detto. “Come il mare... l’emozione di fare business e’ come fare una regata, non sai se le cose vanno bene o male, ma se lo conosci, se ne senti le energie, diventi un bravo skipper, affidabile per te e per gli altri“

Ha rimarcato l’importanza di stare insieme, di condividere la ricchezza e creare QUALITA’ QUALITA’ E QUALITA’.

Naturalmente quando diventiamo i migliori, da soli non andiamo da nessuna parte, ha fatto l’esempio di un albero... e di una foresta.

Ma non in un orto botanico. In una foresta tropicale.

Infine dopo la QUALITA’, DOPO LA CONDIVISIONE, LA CONOSCENZA.

In questo periodo dove tutto e’ incerto, la ricerca della saggezza collettiva, dell’esperienza e della ricerca di cosa verra’ nel futuro e’ fondamentale.

“Non vi formate” e’ stata una delle sue ultime frasi “e preparatevi a pagarne il prezzo... preparatevi a pagarne il prezzo di chi ha conoscenza, perche’ il sapere e’ potere”

Con questo vi do’ la buona notte e arrivederci a domani per la terza pagina del diario da las vegas.


marco

terza pagina del diario da las vegas

Ho cominciato la giornata con un caffe’, un muffin e una bottiglietta d’acqua costata 3,75 dollari.

Ma perche’ sono venuto alla convention internazionale? Non potevo stare a Roma?

Purtroppo appena sono entrato della sala Grand Garden Arena le mie risposte hanno trovato una risposta.

Dave Liniger e’ entrato con un vestito elegante, non da alta cerimonia.

Lui, che potrebbe delegare tutto ha dato il benvenuto e ha preso in mano la situazione con tre ore di formazione e informazione pronta per noi.

Non c’e’ mai stata una crisi trasversale, non c’e’ mai stata una crisi internazionale, come non c’e’ mai stata una comunicazione cosi globale come si e’ sviluppata in questo ultimo decennio.

La convention REMAX 2009 a las vegas non e’ stato un tripudio di entusiasmo, di canzoni e di luci.

Il mercato e’ uno, questo e’ stato il messaggio, mentre tutti tagliano gli investimenti, mentre tutti abbassano la guardia, REMAX persevera, HARDER and SMARTER.

E’ piu’ facile essere depressi, tutti lo sono ora, e’ facile accodarsi.

REMAX nel 2008 e 2009 ha aperto anche in Brasile, India, Equador, Oman, Trinidad, Albania, Uruguay, Singapore.

Siamo in quasi ottanta Paesi.

Certo e’ che stiamo lavorando HARDER AND SMARTER forse guadagnando meno economicamente ma creando una struttura tale che ci permette di condividere un atteggiamento etico e sociale.

BASTA AI VAMPIRI DI ENERGIE!

E’ arrivato il momento di costruire fiducia, tra di noi e verso il mercato.

I nostri clienti hanno bisogno di aiuto, noi dobbiamo essere preparati per servirli nel migliore dei modi.

WE RIDE THE STORM, piu’ volte a detto DAVE. And we Must CHANGE.

Dave ci ha fatto notare come I bambini amino il cambiamento mentre gli adulti lo aborrano.

Qualcuno ama giocare, e qualcuno lavorare, qualcuno ama giocare un po’ e lavorare un po’.

Perche’ non lavorare Giocando.

IL GIOCO E’ UN VALORE.

NON ASPETTIAMO AGIAMO... CON UN’ATTITUDINE POSITIVA.

REMAX ci da la forza nel BRAND, nelle TECNOLOGIE, nella FORMAZIONE, ma se non usiamo questi strumenti, e se non li uniamo con l’enzima ATTITUDINALE, di chi e’ colpa.

La media del fatturato PRO-AGENTE in remax nel 2008 e 2009 e’ aumentato.

NOI SIAMO I CONDUTTORI DEL NOSTRO AUTOBUS.

In primavera il sito REMAX.COM diventera’ internazionale e tutti gli immobili italiani saranno messi in connessione.

Purtroppo non potra’ tradurre le cose DAVE LINIGER e non potra’ fare le foto lui stesso, come non potra’ prendere lui l’incarico o mandarlo in pubblicita’.

Lui lavora per noi, e noi che facciamo per noi stessi e per il nostro cliente?

Ho un energia che vorrei scalare una montagna.

Questo pomeriggio ho fatto vari altri corsi... il messaggio che potrei lanciarvi PER I CONSIGLI RACCOLTI da tutti i formatori e’ il seguente:

ASCOLTATE I COLLEGHI E I CLIENTI
ANALIZZATE IL MERCATO
CAPITE DOVE STATE ANDANDO
FRONTEGGIARE LA REALTA’ PER QUELLA CHE E’’
AGITE PER VINCERE
ORGANIZZATE IL VOSTRO TEMPO

La cosa che piu’ mi fa ridere, mentre vi scrivo, mi spoglio per prepararmi per la cena, mangio noccioline e rispondo alle mail, che tutti voi dicono:

uh le solite cose, oppure, alle convention ci sono solo i foemntati, o peggio, io le cose gia’ le faccio, oppure, sa solo lavoro meglio...

e in tutto questo mi rendo conto che chi la pensa cosi lavora aggrovigliato per tirare avanti, per sopravvivere, per non perdere... e grazie mondo che non faccio parte di quel gruppo di persone.

Purtroppo sono stato abituato a far succedere le cose, non a subirle e amerei essere circondato da gente del genere... che fico sarebbe.

Ci aggiorniamo a domani. Per la quarta lettera, dopo una serata spera col presidente e tutti i colleghi che sono venuti a Vegas.

Marco.

lunedì 2 marzo 2009

Pil giù dell'1% e Borse in negativo: inizio settimana col botto

di Pietro Moroni2 Marzo 2009

www.loccidentale.it

Nell'aggiornamento del Programma di stabilità il Governo attestava per quest'anno una diminuzione del pil dello 0,6% ma oggi l'Istat ha rivisto al ribasso le stime preliminari. E quello che si registra è il dato peggiore dal 1975: nel 2008 il prodotto interno lordo è calato dell'1% rispetto allo scorso anno. Peggio andò solo 34 anni fa, quando la diminuzione del prodotto interno lordo fu del 2,1%.
Peggiora anche il rapporto deficit/pil: nel 2008 si è attestato al 2,7% rispetto al target del governo del 2,6% (nel 2007 il deficit si era invece attestato all'1,5%). Resta invece stabile l'andamento dell'inflazione a febbraio. Le Borse, intanto, si avviano verso la chiusura di un altro lunedì nero. Piazza Affari ha aperto la prima seduta settimanale in fortissimo ribasso, in linea con le altre Borse europee e sulla scia della pesante chiusura di Wall Street venerdì e di Tokyo questa mattina.
Pil peggiore dal 1975. Il prodotto interno lordo nel 2008 è calato dell’1% rispetto all’anno precedente. L’Istat ha, così, rivisto la stima preliminare del -0,9%. L’ultima stima ufficiale del governo, quella contenuta nell’aggiornamento del Programma di stabilità, attestava una diminuzione del pil nel 2008 dello 0,6%. Il calo del Pil è il dato peggiore mai registrato dal 1975, quando la diminuzione del prodotto interno lordo era stata del 2,1%. L'Istituto di statistica aggiungendo che "ad un dato simile a quello del 2008 si era arrivati nel 1993 quando il pil era diminuito dello 0,9%". Non solo. Nel 2008 il rapporto tra deficit e Pil si è attestato al 2,7%. Nelle ultime stime ufficiali del governo, quelle contenute nell’aggiornamento del Programma di stabilità, il rapporto deficit-Pil per il 2008 era al 2,6%. Nel 2007 il deficit si era invece attestato all’1,5%. Nel 2008 "il saldo primario, l’indebitamento netto al netto della spesa per interessi, è risultato positivo e pari al 2,5% del Pil, inferiore al 3,5% del 2007".
I dati sugli altri Paesi Ue. I dati finora disponibili per gli altri Paesi - aggiunge l'istituto di statistica - indicano per il Pil un aumento dell'1,3% in Germania, dell'1,1% negli Stati Uniti, dello 0,7% nel Regno Unito e in Francia, e una diminuzione dello 0,7% in Giappone.
Piazza Affari in calo. L’idea che guida gli investitori anche oggi è che la crisi economica sia ancora in una fase acuta e non si intravedano segni di una possibile ripresa.Ci sono poi i dati preoccupanti sul prodotto interno lordo, che nel 2008 è calato dell’1% rispetto all’anno precedente mentre l'inflazione è stabile.
Nel dettaglio, a pesare sui listini (il Mibtel segna -2,7% e l’S&P Mib -3,1%, per la prima volta sceso sotto la soglia dei 15mila punti) sono le rinnovate preoccupazioni per la recessione economica e la crisi finanziaria, con il vertice di ieri dei 27 capi di Stato e di governo Ue che hanno bocciato la proposta di un maxipiano di interventi a favore dei Paesi dell’Est. Decisiva, ieri, è stata la posizione del cancelliere tedesco Angela Merkel, presto seguita da altri leader e perfino dai premier di Republica Ceca e Polonia: l’Europa, insomma, interverrà caso per caso nei Paesi a rishio default, riconoscendo significativamente differenze tra gli Stati dell’Europa centrale e dell’Est.
Inflazione stabile in Italia. Stamani c'era attesa anche per i nuovi dati dell'Istat sul costo della vita. Ebbene, le stime sono provvisorie (i dati definitivi saranno diffusi il 16 marzo) ma secondo l'Istitutto di Statistica a febbraio l'inflazione resta stabile. Il mese scorso i prezzi al consumo sono aumentati dell'1,6% rispetto al febbraio del 2008, segnando la stessa crescita di gennaio (1,6%) e assestandosi così sui livelli di agosto 2007. Su base mensile, invece, c’è stato un incremento dello 0,2% (a gennaio c'è stato un -0,1%). Sull'aumento del costo della vita a febbraio, spiega l'istituto di statistica, ha inciso soprattutto la leggera accelerazione dei beni, che hanno segnato un +1,2% su base annua e un +0,3% sul mese precedente. I servizi invece rallentano, registrando un +2,2% tendenziale e un +0,2% congiunturale.
Inflazione in salita nei paesi euro. Resta stabile l'andamento dell'inflazione a febbraio. Il mese scorso i prezzi al consumo sono aumentati dell'1,6% rispetto al febbraio del 2008, segnando la stessa crescita di gennaio (1,6%) e assestandosi così sui livelli di agosto 2007. Su base mensile, invece, c’è stato un incremento dello 0,2% (a gennaio c'è stato un -0,1%). Sull'aumento del costo della vita a febbraio, spiega l'Istat, ha inciso soprattutto la leggera accelerazione dei beni, che hanno segnato un +1,2% su base annua e un +0,3% sul mese precedente. I servizi invece rallentano, registrando un +2,2% tendenziale e un +0,2% congiunturale.
I settori. Gli aumenti congiunturali più significativi (rispetto cioè al mese precedente) si sono verificati per i capitoli "Bevande alcoliche e tabacchi" (+1,2%), "Comunicazioni" (+1,0%) e "Ricreazione, spettacolo e cultura" (+0,6%); variazioni nulle si sono registrate nei capitoli "Abbigliamento e calzature" e "Istruzione". Una variazione negativa si è verificata nel capitolo "Trasporti" (-0,1%). Anche su base tendenziale, gli incrementi più elevati si sono registrati nei capitoli "Bevande alcoliche e tabacchi" (+4,4%), seguiti da "Abitazione, acqua, elettricità e combustibili" (+3,8%) e "Prodotti alimentari e bevande analcoliche" (+3,5%). Variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli "Comunicazioni" (-1,9%) e "Trasporti" (-1,7%).
Le Piazze Europee e il colosso Hsbc. Quello che sembra delinearsi come un lunedì nero non riguarda solo Piazza Affari. A preoccupare, sulla scia del cattivo andamento dei listini asiatici e dei risultati negativi del colosso britannico Hsbc, sono tutte le Borse Europee. La prima banca europea per capitalizzazione ha infatti annunciato un aumento di capitale da 12,5 miliardi di sterline (14 miliardi di euro), dopo il crollo degli utili del 70% nel 2008 a 5,72 miliardi di dollari, e il taglio di oltre seimila posti di lavoro negli Stati Uniti. Questo aumento di capitale sarà il più elevato mai realizzato in Gran Bretagna. Hsbc ha anche annunciato la chiusura delle attività americane di prestiti al consumo per i marchi Hfc e Beneficial e la chiusura della gran parte delle reti negli Usa e ciò porterà alla soppressione di 6.100 posti di lavoro. Il gruppo ha annunciato anche un calo del 28,9% del suo dividendo in dollari per il 2008 a 64 cents, vale a dire un calo del 15% in sterline.
A Londra l’indice Ftse cede lo 0,61% e poi cala ancora del 2,6%. A Milano il Mibtel arretra del 2,7%. A Francoforte il Dax cede dello 0,78% e scende del 2,3% e a Parigi il Cac 40 perde il 2,39%. Molto male anche la Borsa di Tokyo che ha chiuso in pesante calo, con l’indice Nikkei che ha perso il 3,81% soprattutto a causa dei dati sul calo dei salari in Giappone, per il terzo mese consecutivo, e alla conseguente riduzione del potere d’acquisto.

Se l'inflazione decresce c'è poco da star sereni. E la Bce dovrebbe capirlo

di Fabrizio Goria25 Febbraio 2009

www.loccidentale.it


L’inflazione decresce: molti gioiscono, ma non comprendono che potrebbe anche essere un male. Sono di pochi giorni fa i dati Istat relativi all’inflazione italiana calcolata per gennaio. In attesa delle cifre Eurostat, si osserva il calo congiunturale dello 0,1%, mentre su base annua il dato si attesta su un 1,6% che sorprende rispetto ai dati del luglio scorso.
Tornando con la mente indietro di sei mesi, quando l’inflazione a livello di eurozona si aggirava al 4%, facilmente si possono ricordare le paure del presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, impegnato in una lotta senza esclusione di colpi per contrastare i prezzi al consumo sempre più alti. Più volte si era affermato che l’inflazione in atto era prevalentemente causata da un accrescimento della domanda di materie prime, più precisamente petrolio, il cui costo aveva raggiunto (e superato) i 150 dollari al barile. Peccato che il prezzo del greggio abbia cominciato a calare, contro le aspettative di molti, fra cui Goldman Sachs, che ipotizzavano un prezzo di 400 dollari al barile entro fine 2008. Con esso è giunta anche la seconda fase della crisi finanziaria, ovvero la distruzione delle investment bank a stelle e strisce. E con essa è giunta la serie di deprezzamenti del costo del denaro da parte delle banche centrali, fino alla misura shock della Federal Reserve di metà dicembre: Fed Funds disponibile in un range fra lo 0 e lo 0,25%, a seconda delle richieste.
Sul fronte della BCE, il sistema sembra migliore, almeno sulla carta. Dopo i tagli ai tassi d’interesse dell’autunno, i banchieri di Francoforte hanno forse compreso che c’era qualcosa di distorto sui dati dell’inflazione. Ma il pericolo è dietro l’angolo, anche ricordando quanto detto da Nout Wellink, governatore della banca centrale olandese e membro del board della BCE. Nello scorso agosto, Wellink affermava che «Se si dovesse superare il 5%, l'inflazione sfuggirebbe al controllo delle banche centrali». Siamo fortunati che tal ipotesi non è stata suffragata dai fatti. Infatti, sono arrivati i venti di deflazione, come li ha definiti Francesco Daveri su Lavoce.info a settembre 2008. Ma non solo.
Insieme con la spinta al ribasso dei prezzi sono arrivati una recessione di notevole portata, un crollo degli ordinativi industriali ed un leit motiv che sembra non perdere mordente, ovvero la nazionalizzazione degli istituti di credito. Attualmente il tasso d’inflazione è stabilmente inferiore al 2%, mentre le prospettive di crescita del Fondo Monetario Internazionale per l’Area Euro sono pessime, intorno al -2%. Le previsioni degli analisti vanno nell’ottica di un taglio deciso nel corso della prossima riunione del board, prevista per metà marzo, ma questo potrebbe innescare un vortice pericoloso. Anche Trichet ha confermato la volontà di abbassare i tassi, quasi incurante delle spinte stataliste che stanno arrivando da molte parti d’Europa.
Se prendesse maggior piede l’idea di sostenere le imprese (o le attività patrimoniali) in difficoltà con soldi pubblici, si correrebbe il rischio di peggiorare la situazione. Con un forte esborso finanziario da parte dei singoli stati, impegnati ad entrare nei capitali delle società in crisi, una recessione sempre più dura ed un’inflazione in costante calo, si entrerebbe in una spirale simile a quella che ancora fa sentire i suoi effetti in Giappone, dovuta alla crisi dei primi anni Novanta. Sull’onda di deflazione, stagnazione e tassi d’interesse bassi il paese del Sol Levante è rimasto bloccato per quasi tre lustri. Senza dimenticare tutti le problematiche legate all’azzardo morale degli aiutati. Come dire, fate pure ciò che volete coi vostri bilanci, con le vostre attività, tanto c’è sempre qualcuno che verrà a tirarvi fuori dall’abisso.
Non ci resta che sperare, quindi, nella lungimiranza nelle scelte della BCE. Finora ha dimostrato di essere meno impulsiva della Fed: sulla politica monetaria e sulle decisioni in merito ai salvataggi di Stato. Come ha ricordato il presidente Nicolas Sarkozy, al G20 di Londra «Gli europei dovranno presentarsi uniti e determinati, perchè è il gioco la rifondazione del capitalismo». Molto dipenderà anche dalla BCE e dalla sua indipendenza di visione.

Sulla crisi ognuno dà i numeri ma nessuno li conosce davvero

Economia
crisi finanziaria

di Fabrizio Goria27 Febbraio 2009

www.loccidentale.it

Passano i giorni e la crisi finanziaria peggiora sempre più. In America si combatte contro gli zombie, come sono state definite le banche a rischio default, mentre nel Regno Unito si fanno i conti con le trimestrali da brivido di Royal Bank of Scotland. Molti hanno cercato di quantificare l’esposizione che le banche, le società finanziarie e le imprese hanno nei confronti dei derivati, senza trovare una risposta certa.
L’ultimo in ordine di tempo è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il quale, a margine dell’audizione post G8 a Palazzo Madama, ha espresso la sua opinione sui numeri della crisi. «In questo momento il volume nazionale dei derivati, secondo i dati del Congresso degli Stati Uniti, ma anche secondo i dati della Banca dei Regolamenti, è 12,5 volte il Pil del mondo» ha affermato Tremonti, facendo riferimento al valore degli asset che compongono la base del contratto che costituisce lo strumento derivato. Il riferimento ai capri espiatori della peggior fase economica dalla Grande Depressione è chiaro: credit default swaps, asset backed securities e collateralized debt obligations sono diventati tristemente noti a partire dal fallimento di New Century Financial, nell’maggio 2007.
L’intervento del ministro ha suscitato l’interesse di molti. In effetti, pochi hanno cercato di stimare l’entità della crisi. Uno di questi è l’economista turco (con un passato in Bocconi) Nouriel Roubini, docente alla New York University. Il fondatore dell’agenzia di consulenza RGE Monitor ha fornito una stima delle perdite complessive degli Stati Uniti dopo lo scoppio della bolla immobiliare, di cui era stato preveggente nel 2006 contro i pareri di molti accademici. Una valutazione di merito, nell’ordine di circa 3,6 trilioni di dollari, considerando l’esposizione finora emersa degli istituti di credito ed ipotizzando i restanti toxic asset sulla base della situazione patrimoniale ante agosto 2007.
Sul fronte istituzionale, Bank of America ha calcolato quanto le borse mondiali hanno perso in termini di capitalizzazione dal fallimento di Lehman Brothers. La cifra diramata il 10 febbraio è spaventosa: 7,7 trilioni di dollari, circa il 14,7% dei valori globali. Le settimane nere delle piazze azionarie hanno quindi bruciato poco più di un decimo del Pil mondiale. Anche l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha stimato le perdite complessive delle borse, rimarcando quello del gennaio appena trascorso, 5,2 trilioni. Questi sono certo numeri impressionanti, ma torniamo a quanto affermato da Tremonti.
Sfogliando il World Economic Outlook dell’IMF (o il World Factbook della CIA), emerge con facilità il dato del prodotto interno lordo (a parità di potere d’acquisto) del pianeta: poco più di 70 trilioni di dollari. Ora, se si moltiplica per 12,5 volte il Pil mondiale, dovremmo avere il nozionale del mercato dei derivati, ovvero 875 trilioni di dollari, centesimo più centesimo meno. Questo significa che, se nel 2012 non ci piomba addosso il famoso asteroide atzeco, ci penseranno i derivati a distruggerci. Il vero problema, però, sta in ciò che si dice e nella sua forma.
Affermare che l’economia mondiale poggia su un terreno minato può essere veritiero, lo abbiamo visto, ma bisogna star attenti con le cifre. Prima di tutto, si deve comprendere a quale gioco si sta giocando: nella valutazione del mercato derivatives cosa entra e cosa viene escluso? Sono stati calcolati anche i mercati OTC (Over-The-Counter)? In che modo è stato valutato il leverage?
Che senso ha, nell’ottica del Congresso, fornire dati senza legittimarne a pieno la provenienza e la composizione? Specie in un momento come questo, in cui le borse percepiscono (per lo più negativamente) ogni sussurro dei governanti. L’esempio delle parole illuminanti di Ben Bernanke sulla fine della congiuntura negativa è emblematico: il rimbalzo di Wall Street è giusto durato il tempo di leggere sui quotidiani delle perdite di RBS e del cambio al vertice di UBS.
Freneticamente si ricerca la fiducia perduta, ma per ritrovarla c’è bisogno di credibilità, che si ottiene solo con numeri esatti e misure corrette. E ad oggi, i mercati ricordano che non vi sono né gli uni né le altre.

Diario della crisi

La crisi finanziaria minaccia l'Ue
più di quanto si possa pensare

di Giuseppe Pennisi27 Febbraio 2009
www.loccidentale.it


Quando, domenica primo marzo 2009, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea (Ue) si incontreranno a colazione nel piuttosto anonimo palazzone Justus Lipsius (un filologo ed umanista fiammingo del XVI secolo) per una seduta straordinaria del Consiglio Europeo, il loro obiettivo sarà quello di tentare di forgiare una posizione comune prima di presentarsi al resto del mondo alla riunione del G20 in programma il 2 aprile a Londra.
I “quattro grandi” dell’Ue (Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia) hanno svolto il loro compitino preparatorio con una colazione di lavoro la domenica precedente a Londra: ne è uscito un invito forte a chiaro a favore di una nuova regolazione internazionale - di cui sarebbe elemento servente una riforma del Fondo monetario, Banca mondiale, Financial Stability Forum ed un’altra mezza dozzina di organizzazioni internazionali. La posizione dei “quattro” è, senza alcun dubbio, utile poiché traccia una prospettiva ed indica una direttiva per i 27 – prospettiva e direttiva molto più chiare e molto più lineari da quelle che si deducono dal “Messaggio sullo Stato dell’Unione” presentato all’inizio della settimana dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, al Congresso. Data la sua posizione nella comunità internazione, l’Ue ha senza dubbio un dovere, prima ancora che un titolo, a presentare i lineamenti di un percorso per uscire dalla crisi. Specialmente se, in materia, gli Usa obamiani sono contradditori, e guardano più ai loro problemi interni che al resto del mondo.
La colazione di lavoro dovrebbe servire ai Capi di Stato e di Governo per riflettere su un tema poco dibattuto: la crisi finanziaria sta minacciando l’Ue in quanto Unione oltre che i singoli Stati, alcuni settori (quello dei servizi finanziari in primo luogo, ma anche il manifatturiero), l’economia reale in senso lato e l’occupazione.
La crisi è una mina per le istituzioni dell’Unione. Proprio mentre i “grandi” a Berlino delineavano una strategia di regolazione “mondialistica” (e si mostravano contrari a nazionalizzazioni bancarie, ed a “bad banks” sia nazionali sia multilaterali) dai cassetti della Commissione Europea bozze di direttive che invece prevedevano proprio nazionalizzazioni bancarie e “bad banks”.
La Gran Bretagna, a Berlino, si è mostrata unita agli altri “grandi”; a Londra, a Washington ed a Bruxelles, invece, sfoggia (ed a volte ostenta) posizioni “atlantiche” in tema di nazionalizzazioni e “bad banks”. Quindi, in seno al Consiglio Europeo neanche i quattro “grandi” sono uniti; e c’è chi fa due parti in commedia. Inoltre, all’Ecofin nessuno ha ripreso in mano il dossier dal “rapporto Lanfalussy” del dicembre 2007, che contiene suggerimenti operativi concreti per rimettere ordine nel groviglio di regolazione e vigilanza in materia di servizi finanziari tra i 27 Stati Ue; un percorso verso un riordino (se non è fattibile effettuare almeno i primi passi del riordino) è indispensabile per mostrare che l’Ue è in grado di parlare con una sola voce (o almeno all’unisono) al G20 oppure in altre sedi dove si tenta di tamponare e, se possibile, curare la crisi. Ove ciò non bastasse, l’architettura tratteggiata dai quattro “grandi” e la riforma di Fondo monetario, Banca mondiale e via discorrendo non sfiora il nodo che da dieci anni blocca analoghi piani di riassetto: in tali sedi, l’Ue avrà un seggio a titolo di Unione? Oppure Francia, Germania e Gran Bretagna conserveranno, in perpetuità, i loro seggi permanenti (da cui spesso emergono posizioni differenti) e l’Unione sarà una sorta di “fantasma dell’opera”? E l’Italia dovrà accontentarsi di uno strapuntino a mezzadria con Polonia, Grecia, Cipro, Malta e via discorrendo?
In aggiunta, ci sono una varietà di problemi immediati che riguardano i Paesi neocomunitari, alcuni indebitatisi sino al collo con titoli spazzatura nell’euforia di correre dal piano al mercato. Alcuni (Ungheria) pensano di risolverli con un ingresso accelerato nell’unione monetaria: l’euro farebbe da corazza socializzando il debito con gli altri membri del club (ma questi ultimi sono d’accordo?). Altri (Lettonia) progettano di dichiarare fallimento (come l’Islanda) - una mossa che, bene o male, inficerebbe la credibilità dell’Unione tutta. Dato che la crisi (sia finanziaria sia economica) morde soprattutto in Europa centrale ed orientale, si sono caricate la Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) con una marea di compiti nuovi (che non paiono fare parte di un programma organico e senza che Bei e Bers abbiano le risorse, soprattutto, in personale per svolgerli); Bei e Bers rischiano di finanziare operazioni avventati con danni collaterali al loro prestigio che minacciano di durare a lungo.
Un invito ai convitati: tra un “homard” ed una “crème patissère” riflettete su questi temi.

Diario da Las Vegas - convention REMAX 2009 - Marco Ramberti

Ciao a tutti,
ieri sera sono arrivato finalmente a Las Vegas dopo un lungo viaggio di 16 ore.
La prima tratta molto bene, prima classe, ancora piu’ bella quando non la paghi, come nel mio caso; e’ stata emozionante, tutto quello spazio, e soprattutto tutti quei gadget.
La seconda tratta, washington - las vegas, scomoda e rumorosa.

L’arrivo e’ stato un colpo d’occhio. Tante luci in mezzo al nulla.
Atterraggio perfetto e subito un taxy ci ha portato in albergo.

Giancarlo ed io abbiamo atteso qualche minuto e arrivati alla reception, scopriamo che la nostra prenotazione era per il giorno successivo.

Beh, ci ciamo detti, in un periodo di crisi, ci sara’ una stanza libera? Su 7000 stanze, tutte erano piene.
Dopo una serie di telefonate la signorina, con un’aria un po’ allibita, ci comunica che al Mandalay Bay c’era una stanza libera su quasi 5000.

Ok, avevamo una stanza, usciamo dall’albergo e vediamo che il MB era proprio di fronte, a WALKING DISTANCE pensavamo noi, a due passi.

Beh, dopo venti minuti di camminata, con le valige, ci siamo resi conto che qui le grandezze ingannano, e soprattutto non c’e’ un tessuto urbano che ti permetta di fare una passeggiata.

Amo le procedure e amo gli spazi puliti e coordinati ma la prima impressione di Las Vegas e’ stata di una citta’ che assomiglia a quelle dove si ambienta questo meraviglioso film d’animazione WALL-E.

MB: Camere confortevoli, per Giancarlo mattinata in spiaggia (finta) e per me traasloco dal MB a MGM, a seguire registrazione per la convention.

Scartando il programma trovo una mia foto a pagina 36 e mi sono trovato oratore ad un’altra sessione tra i Broker migliori al mondo.

Dopo i vari problemi per trovare la mia scheda di registrazione per mancato invio fax e mail introvabili, mi vado a fare una maschera al viso.

Qui cibo ovunque... l’incubo WALL-E mi perseguita.

Stasera andro’ al bellaggio per vederne le fontane, andro’ sulle montagne russe del NY NY.

Una cosa a cui non vorrei rinunciare e’ lo spettacolo del CIRQUE DU SOLEIL.

Divertimento? Si. Crisi? Pure.

La cosa che mi colpisce, che mi fa riflettere e’ che la crisi si respira anche qui.

Ascolto le energie, nella gente c’e’ una voglia di capire cosa ci sara’ dopo.

Dopo tutti gli accorciamenti sul tempo dovuti alla comuncazione www e sms dopo aver scoperto e usurato il virtuale, rientreremo in contatto con il tempo, con un tempo fisiologico.

Domani primo giorno di convention, il pomeriggio avro’ le prove del discorso.

A domani
Marco Ramberti
Las Vegas... WALL-E CITY.

notizie immobiliari - marco ramberti

casa: si allungano i tempi di vendita, ma i prezzi tengono
il secolo XIX, mercoledì 25 feb

secondo l'ufficio studi tecnocasa nelle grandi città italiane le tempistiche di vendita sono aumentate in media da 128 a 138 giorni con punte di 174 giorni a verona. in provincia, tempi lunghissimi a genova dove per vendere casa ci vogliono 6 mesi e mezzo contro una media nazionale di 5 mesi e mezzo circa. in questo contesto l'ufficio studi ubh rileva una discesa dei prezzi che appare tutt'altro che drammatica, con uno striminzito -2% negli ultimi 5 mesi, e già avverte segnali di una ripresa trainata dalla domanda di chi, approfittando della stagnazione del mercato, compra per investimento. tuttavia, sempre ubh segnala una certa difficoltà da parte degli utenti ad "accedere ad un finanziamento superiore al 50% dell'abitazione" per via della stretta creditizia operata dalle banche. per il 2009 l'outlook di ubh prevede ancora sofferenze per il segmento delle abitazioni di bassa qualità in zone semi centrali e nell'interland delle città capoluogo e un mercato che tiene - pur tra mille difficoltà - nelle aree centrali e di maggior pregio. per ubh il mercato si stabilizzerà su valori più contenuti nell'anno in corso senza tutavia grossi scossoni perche la domanda tiene e potrebbe segnare la ripresa del settore già a partire dalla prossima primavera

entro fine anno 5 milioni di case u.k. potrebbero valere meno del mutuo
bloomberg, giovedì giovedì 27 feb 09

a causa della crisi immobiliare, nel regno unito potrebbe accadere che più del 40% dei cittadini che hanno acceso un prestito per la casa a fine anno si trovino a pagare un mutuo più caro rispetto al valore della stessa, secondo gfk nop. in totale 5 milioni di proprietari saranno colpiti da questo fenomeno, definito in inglese “negative equity”. attualmente ci sono circa 3,8 milioni di persone che già hanno un mutuo di importo superiore al valore della loro abitazione, su un totale di 11,7 milioni di mutui accesi nel regno unito

è nuova ed ecologica la casa ideale dei milanesi
il giornale, mercoledì 25 feb 09

l'osservatorio housing evolution 2008 ha rilevato per assimpredil il livello di soddisfazione e le intenzioni d'acquisto dei cittadini milanesi. lo studio rileva un alto livello di soddisfazione degli utenti per la casa in cui vivono (8,2 punti in un indice da 0 a 10), ma è crollata l'intenzione di acquistare una nuova abitazione (-7% rispetto al 2007). la maggioranza delle persone ora si accontenta soltanto di ristrutturare quella vecchia (+1,1% rispetto al 2007), anche se in provincia si scende dall'8,8 al 6,4 per cento. infine, che tipo di immobile sogna chi ha deciso di comprare? in provincia la maggioranza degli utenti opterebbe per un appartamento in un condominio di nuova costruzione, mentre il 21,2% degli intervistati ha espresso interesse al miglioramento del rendimento energetico, dunque opterebbe volentieri per soluzioni di edilizia ecocompatibile

uffici: hong kong e tokio superano londra
il sole 24 ore, giovedì 25 feb

la crisi sta cambiando equilibri e gerarchie su scala mondiale: così accade che per la prima volta londra perda il primato degli uffici più cari del mondo. ora sul gradino più alto, in questo segmento di mercato, figura hong kong dove il prezzo medio di una locazione è arrivato a 1.743 euro contro i 1.403 euro di londra. ma la capitale britannica perde il confronto anche con tokio (1.649 euro) per via della paurosa flessione del mercato che ha visto crollare i valori degli immobili fino a un picco del 23%. lo ha rilevato uno studio cushman & wakefield condotto sulle locazioni del comparto business

le case della zona olimpica di pechino perdono valore
soufun.com, martedì 24 feb 09

i prezzi delle case nella zona olimpica di pechino sono calati del 3,1% questo mese, fino a 3.550 euro/m2, dopo aver duplicato il proprio valore tra gennaio e settembre 2008. la zona si trova a 16 chilometri dal centro della città e i proprietari che vi abitano assicurano che è stupendo vivere vicino al lago olimpico e in una zona ormai entrata nella storia, ma ritengono che le case sono troppo care per essere comunque periferiche

costruzioni bloccate dalla crisi in francia
le figaro.fr, giovedì 26 feb 09

secondo la federazione dei promotori-costruttori (fpc), la crisi che sta attraversando l’immobiliare francese è la più grave da trent’anni a questa parte. stando alle stime diffuse dal ministero dell’economia, nel 2008 le vendite di nuovi appartamenti sono crollate del 37,6% rispetto al 2007, mentre i nuovi progetti messi in cantiere sono diminuiti del 20%. un calo aggravatosi a gennaio 2009 con un ulteriore crollo del 29%. secondo jean-françois gabilla, presidente del fpc, la tendenza continuerà almeno fino al mese di giugno, mentre per una ripresa del mercato bisognerà aspettare il 2010. una crisi che colpisce anche i costruttori di case indipendenti, le cui vendite sono calate del 23% nel 2008 rispetto al 2007, stando alle cifre diffuse dall’unione delle case francesi. secondo gabilla, la conseguenza sarà un marcato abbassamento dei prezzi delle abitazioni, che al massimo potrebbero stabilizzarsi nel corso dell’anno

la stampa colombiana fa eco al dramma immobiliare dei compatrioti in spagna
el paìs colombia, martedì 24 feb 09

fa scalpore in colombia la notizia secondo la quale 10.000 cittadini colombiani residenti in spagna, sarebbero sul punto di trovarsi senza un tetto e con enormi debiti dopo “anni di sacrifici e privazioni”. la crisi in atto nel paese iberico ha trasformato la situazione di numerosi colombiani e immigrati in un “tenebroso incubo”, tanto che molti stanno già perdendo lavoro, e questo li porterà presto a perdere anche la casa. dal canto loro, le società finanziarie sono disposte a riprendersi le case, ma per un valore inferiore del 30% rispetto al loro prezzo di mercato per "salvare" i compratori insolventi nei confronti delle banche

case: il friuli venezia giulia è il paradiso per gli immigrati
il piccolo, martedì 24 feb 09

in friuli venezia giulia le case sono più accessibili per gli immigrati. non si tratta di una questione di prezzi: secondo il rapporto 2009 del cnel sulla situazione degli immigrati nel nostro paese, il friuli venezia giulia è la regione italiana in cui gli immigrati possono guadagnare di più: 13.035 euro all’anno, contro una media annua nazionale di 11.712 euro. di conseguenza, il prezzo dell’affitto o la rata del mutuo si fa più sostenibile rispetto alla situazione di altre regioni italiane: il cnel ha calcolato che l’affitto di una casa di 50 m2 in una zona periferica, che in media costa 3.101 euro all’anno, incide solo per il 23% sulla retribuzione media annua di un immigrato. gorizia la città migliore: qui gli affitti erodono solo il 19% del reddito

mattone usa, chi sale e chi scende
forbes.com, martedì 24 feb 09

l’indice dei prezzi s&p/case-shiller, che registra l’andamento dei prezzi delle case nelle 20 principali città statunitensi, mostra timidi segnali di stabilizzazione dei prezzi in alcuni mercati, tendenze ancora discendenti in altri. i mercati più forti sono quelli di denver, washington dc e boston, le città meno colpite dal crollo dei prezzi dell'ultimo anno. salgono los angeles, dove il valore delle case è aumentato del 71,5% dal 2000 ad oggi, e minneapolis (+4,6% a dicembre 2008 rispetto al mese precedente). stabili i prezzi a san diego dove le quotazioni, sempre in calo, sembrano aver frenato la loro corsa a ribasso degli ultimi mesi, attestandosi nell'ordine del 2%. tengono i prezzi su base mensile anche a detroit (-2,98%), cleveland (-2,07%) e charlotte (-2,55%). ribassi più consistenti a seattle (-3,63%) e las vegas dove, a dicembre 2008, il calo mensile registrato è stato del 4,8%, mentre su base annuale le case hanno addirittura perso un terzo del loro valore

usa: compravendite di case crollate a gennaio
businessweek.com, giovedì 25 feb 09

l'andamento delle vendite delle case negli usa è sceso a gennaio ai livelli minimi degli ultimi 12 anni, tanto che l'associazione nazionale degli agenti immobiliari statunitense ha dichiarato un ulteriore calo delle vendite nell'ultimo mese pari al 5,3% rispetto a dicembre. si tratta della peggiore performance dal luglio del 1997 e gli analisti stentano a vedere la luce in fondo al tunnel nonostante i prezzi siano crollati nel corso del 2008. per mike larson, analista del mercato immobiliare di weiss research "il reale problema degli americani è la paura di perdere il lavoro nei prossimi mesi o nel prossimo anno". per questo la domanda debole fa affondare il valore medio delle abitazioni, ora a quota 170.300 dollari, 14,8 punti percentuali in meno dello stesso periodo dell'anno scorso. si tratta del prezzo più basso toccato dal 2003 ad oggi

a roma e milano si compra senza fare follie
il sole 24 ore, mercoledì 25 feb 09

chi compra fugge dai quartieri più cari, altrimenti attende tempi migliori. è questa la fotografia del mercato immobiliare al tempo della recessione scattata dal portale di annunci kijiji.it. a roma come a milano i 2/3 dei rispondenti al sondaggio mostra di risentire della crisi che costringe molte persone a fare i conti con budget sempre più risicati. infatti sono in tanti coloro che accantonano l'idea di abitare quartieri del centro o comunque trendy delle rispettive città, per cercare casa in zone meno appealing ma più accessibili. greco, città studi o affori a milano prendono il posto di via tortona e via savona. nella capitale, quartieri come san giovanni o la casilina prendono il posto del costosissimo quartiere parioli

martedì 24 febbraio 2009

commento al messaggio di Dave Liniger

Distressed properties, short sales e foreclosure sono fattispecie tipiche del mercato immobiliare americano e riguardano il modo in cui le banche mettono in vendita gli immobili dei proprietari insolventi...in italia la situazione è molto diversa, primo perchè il fenomeno dei proprietari insolventi è ancora molto limitato e poi è diverso il sistema della vendita da parte delle banche delle case ipotecate....
baci
Quello che succdede in america è molto doloroso perchè gli agenti sono costretti a vendere le foreclosure in pochissimi giorni, con le famiglie ancora dentro, che protestano, si incatenano, danneggiano la casa per vendetta e in qualche caso si danno fuoco...portare clienti in questo scenario immagini quanto sia frustante e anche pericoloso...

Giancarlo Loquenzi

Dave liniger message.

The RE/MAX International Chairman and Co-Founder's insights on recruiting, retention, management and creating brokerage profitability in any market conditions

February 23, 2009

View Distressed Properties
as Opportunities for Sales
We're glad the U.S. government has announced specific plans to address the foreclosure problem that has caused devastating damage to the real estate industry and the economy at large. Putting aside some personal feelings about government intervention, we see cause for realistic optimism in the efforts to get the housing sector back to normal.

Regardless of how effective the measures prove to be, though, it's clear that a turnaround isn't going to happen overnight. At best, it will be May or June before we see any real impacts from last week's announcements. And even then, we expect the recovery to be slow and gradual, taking several years.

In the meantime, however, it's important for us as managers to help Sales Associates realize that distressed properties pose the biggest business opportunity for them right now. The idea of avoiding this segment and riding things out solely on traditional sales is no longer practical in most areas of the country.


This graph, combining projections from the National Association of Realtors and RealtyTrac, shows it well. Since the peak of 2005, annual home sales in the United States have decreased more than 30%. Of that smaller number of sales, we think as many as half in 2009 (even more than shown above) could involve distressed properties. Until unemployment slows and housing prices stabilize, properties in some form of distress are going to constitute a major portion of the real estate market.
Easy to be frustrated
These transactions, especially short sales, can be messy, frustrating and time-consuming. It's little wonder that many agents steer clear of them, even three years into the housing decline. Others try them and, after a difficult experience or two, throw their hands up and swear they'll never do it again. But if those same agents were better equipped for the process and closed a few sales successfully, their entire mindset might be different. Instead of seeing short sales as impossible, perhaps they'd charge forward and search for even more leads.
Learn it and work at it
We think it's vital for RE/MAX Affiliates to learn as much as possible about foreclosures, short sales and REOs, and then put that education to use by outworking and outperforming the competition in those areas.

Not only can agents find a way to thrive in this difficult period; they'll also improve the lives of individual families, help their communities and assist in the industry rebound that's so vital to us all.

One of the surprising statistics we've seen is that 7 in 10 homeowners who go into foreclosure lose their home without it ever being listed. Many of these people are simply too embarrassed or uninformed to reach out to an agent. Our Sales Associates, through a variation of the creative marketing and effective prospecting they employ during normal markets, can identify and connect with people facing foreclosure. It's up to us to train and motivate them to do so.
Become an expert
As you surely know from earlier e-mails and stories on Mainstreet, RE/MAX International strongly supports the Certified Distressed Property Expert (CDPE) course developed by Alex Charfen and his Distressed Property Institute. By assisting in the production of DVDs, we've made it possible for RE/MAX Associates to take the two-day class for significantly less than what it costs others. The lowest price is available until March 31.

The best time to take the course is March 1-2 in Las Vegas, right before the RE/MAX International Convention. But you can also either purchase a DVD through RE/MAX University or register for an RSN class that airs April 7-8. Watch this video to learn more about the CDPE course.

Several top Broker/Owners endorse the designation. Joe Clement in Colorado Springs has more than 100 CDPEs in his brokerage, and Paul Wells of Barrington, Ill., says it was "the best real estate class I've ever seen." Either of them would love to tell you more about it.
Another good option
A second program we recommend is the Foreclosures, Short Sales & REOs course developed by Nancy Freeman, Broker/Owner of RE/MAX Realty of Joliet in Joliet, Ill. You can purchase a set of three RSN-produced DVDs and other materials. After completing the course, you apply for the FSS&R certification through Express Learning Centers.
Great ideas from Florida
In addition to encouraging Sales Associates to get educated in these areas, you can help in other ways as well. For instance, Ray Glynn, Broker/Owner of RE/MAX Partners in the Fort Lauderdale area, treats short sales as an administrative process, having office personnel handle the paperwork so that Sales Associates can focus on more dollar-productive activities. By gathering financial information from the sellers, preparing all the forms ahead of time and submitting a complete package to the mortgage servicer when an offer comes in, Ray and his team mitigate the worst aspect of the short-sale process: the endless wait for responses. Ray says they've cut the wait times in half, usually getting an answer within 45 days.

Since beginning to offer the service to Associates about five months ago, the office has closed 13 short sales, with another 100 or so in the pipeline. Ray, who is also an attorney, trained the sales team on the process and established a system in which the agents communicate with sellers only about real estate issues, leaving financial interactions to the office staff. In many ways, he says, the process resembles a detailed loan application more than a real estate sale.

Ray says that before they even decide whether to keep the listing, his short-sale broker talks to the sellers about the necessary hardship letter, tax returns, bank statements and income verification documents. If the office takes the listing, everything is prepared long before an offer comes in. And if the sellers don't respond quickly or provide the information needed, Ray lets them go.

The office's short-sale team negotiates with the loss mitigator and any second or third mortgage holders, usually arriving at agreeable settlement terms. The result is a smooth transaction and a fairly normal rhythm for the Associate. And Ray's agents, no longer uncomfortable or apprehensive about the process, are motivated to hunt for additional short-sale leads.
Adding to your skill set
Throughout the network, many Broker/Owners and Sales Associates have skillfully created business and revenue through distressed-property channels. They've established loan-mitigation services, built BPO relationships with asset managers and aligned with attorneys or auction firms. These kinds of methods match the market we're in.

Unfortunately, though, others are struggling and holding on too tightly to the traditional home sale model. It's fine to enjoy and pursue those sales - after all, there will still be a few million of them this year - but it's prudent to also add distressed properties to your skill set. If any agents in your office remain reluctant, make sure they know what educational options are available to them. After all, the more we help each other succeed now, the stronger we'll be when the turnaround finally comes.
Share your ideas and strategies
If you've developed distressed-property strategies you'd like to share, just respond to this e-mail. We'll collect the best ideas in the network and follow up in future editions of Profit Lines.
Coming Up
Expense control continues to be the key issue for brokerages throughout the industry. In the next Profit Lines, we’ll look at strategies for adjusting office finances in order to maximize the effectiveness of every dollar spent. Some of the network's top Broker/Owners will share their ideas on cutting back in ways that keep the business - and its stakeholders - moving forward.
Final Thought
Broker/Owner Joe Clement, who is always on the lookout for good ideas and resources, recommends making HousingMatrix.com part of your daily routine. The site, billed as "Resources for Housing Professionals," is filled with relevant news and information. There's no cost to register for access, and the site contains a wealth of data that might help you and your Sales Associates.

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